adoramus te christe

ADORAMUS TE CHRISTE – PERTI

Il brano Adoramus Te Christe di Perti, disponibile in almeno 3 diversi arrangiamenti per coro, è un pezzo composto per le celebrazioni del Venerdì Santo, ma si presta anche come canto di Offertorio o Comunione.

Adoramus Te Christe Perti – MP3 e SATB

Potete scaricare lo spartito SATB Adoramus Te Christe di Perti QUI.

ADORAMUS SATB
SOPRANO
CONTRALTO
TENORE
BASSO

L’Autore – PERTI, Giacomo Antonio

Nacque a Bologna il 6 giugno 1661. A otto-nove anni iniziò a leggere la musica e a suonare il clavicembalo, a quattordici lo studio del contrappunto.

In un primo tempo l’inclinazione di Giacomo Antonio Perti per la musica fu avversata dai famigliari; egli aveva dunque studiato grammatica e umanità alla scuola dei Gesuiti, e quindi la logica sotto il canonico Magnani.

La formazione umanistica traluce non solo nei sonetti giovanili, ma anche nelle forbite relazioni tenute con potenti, notabili e istituzioni nell’arco della sua lunghissima carriera, e nei molti testi italiani e latini posti in musica a lui attribuibili.

Le prime composizioni musicali certe risalgono al 1678, quando Perti fece eseguire una propria messa in S. Tommaso del Mercato e firmò il mottetto a otto voci Plaudite, mortales. L’anno successivo si affacciò ai generi del dramma e dell’oratorio. Nel 1681 fu aggregato all’Accademia Filarmonica. Perfezionò lo studio del contrappunto, sotto la guida di Giuseppe Corsi.

Subito distintosi nel genere sacro, Perti avviò tuttavia la propria carriera soprattutto nei generi dell’opera, dell’oratorio e della cantata.

Fu ammirato in centri importanti come Roma e Vienna. Vicino alla scuola romana, non sorprende che nel 1689 la Fabbriceria di S. Petronio bocciasse la sua candidatura al modesto ruolo di vicemaestro di cappella.

A Bologna si allaccia quasi tutta la sua produzione oratoriale coeva. Perti s’impose in seno all’Accademia Filarmonica: egli ricevette per sorteggio la carica di principe per cinque anni; e rivestì le cariche di consigliere, censore, collettore e ‘definitore perpetuo’ a partire dal 1719; partecipò infine con composizioni proprie alle celebrazioni di messa e secondi vespri officiate ogni anno in S. Giovanni in Monte. 

Nel 1690 fu eletto all’unanimità maestro di cappella nella cattedrale metropolitana di S. Pietro. Lasciò l’incarico dopo pochi anni: il 30 agosto 1696 fu infatti eletto maestro di cappella in S. Petronio, d’ufficio e senza nemmeno essersi candidato.

Dopo il 1696, infatti, l’ascesa di rango attirò sul musicista attenzioni invidiabili. Nel 1697 Leopoldo I gli offrì la direzione della cappella imperiale, ma egli fu costretto a rinunciare. Dal 1698 al 1712 Perti fu prediletto dall’estrosa e potente Aurora Sanseverino Gaetani dell’Aquila d’Aragona, duchessa di Laurenzana. 

Ancor più rilevante fu, a partire dall’anno 1700, l’attenzione rivoltagli dalla corte dell’erede al trono di Toscana. Ferdinando de’ Medici gli commissionò colossali mottetti encomiastici a cinque o otto voci, e tutte le nuove opere da dare annualmente a Pratolino. Al periodo sanseveriniano-mediceo risalgono ulteriori strascichi della carriera teatrale.

Terminata la stagione dei grandi mecenatismi, Perti si dedicò alle proprie cappelle musicali, non solo in S. Petronio, ma anche in S. Maria di Galliera, in S. Lucia, nella cappella del Rosario di S. Domenico e nell’Arciconfraternita di S. Maria della Morte.

Perti esercitò un’informale ma effettiva sovrintendenza sulla vita musicale bolognese, in modo tale che ogni celebrazione di rilievo fu marcata dal contributo suo o di suoi collaboratori.

Al terzo decennio del Settecento risalgono gli ultimi oratori. Del 1735 è la seconda e ultima opera a stampa, Messa e salmi concertati a quattro voci con strumenti e ripieni, dedicata all’imperatore Carlo VI d’Asburgo. Come atto d’apprezzamento, il monarca elevò il compositore al rango di consigliere imperiale.

Nel 1740 salì al soglio pontificio, con il nome di Benedetto XIV, il cardinale Prospero Lambertini, arcivescovo di Bologna: nel 1747 Perti decise di rendergli visita a Roma, in nome della familiarità che li aveva legati. Al viaggio a Roma può essere ricondotta l’idea della Messa a quattro cori (Kyrie, Gloria e Credo), composta nel 1749 in forme monumentali.

Morì il 10 aprile 1756 e fu sepolto in S. Petronio.

«Sono così rare le prerogative che in esso si ritrovano nell’arte della musica, che non solo l’Italia, ma quasi tutta l’Europa ne è sparsa la fama. […] Fecero a gara molti cardinali, principi e signori per sentire le di lui composizioni; le opere in musica che egli fece sentire in varie città […] furono tanto gradite che neppur una, tra tante, ebbe stima ordinaria, non che bassa, cosa singolare accaduta in pochi.

Egli si mostrò così fondato nell’arte, che anche nelle cose più ordinarie seppe farsi distinguere. L’espressione delle parole, le cose più recondite dell’arte, le idee più maestose in ogni stile, la savia condotta, la profonda intelligenza non tanto in pratica che in teorica lo resero gradito agli uditori e amato e stimato da’ professori».

Additato come «uomo instancabile alla fatica, stimato e amato da tutti» e come «il più dotto» fra i maestri di cappella di S. Petronio, era inoltre «di tal finezza di gusto e talmente inclinato alla chiarezza, che non soffriva nelle sue composizioni alcun passo che fosse forzato e non fosse naturale», e «nella sua età avanzata […] era disposto a comporre in uno stile non solo artificioso, ma vivace e grazioso e […] seppe (secondo le circostanze) uniformarsi moderatamente al buon gusto de’ giorni nostri».

Martini
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